"Lo sforzo di aumentare la produzione interna di semiconduttori è un esercizio dispendioso, costoso e sostanzialmente futile". Morris Chang, 94 anni compiuti lo scorso 10 luglio, lo ha ripetuto più volte: sui chip è praticamente impossibile raggiungere l'autosufficienza, obiettivo dichiarato delle grandi potenze mondiali. Chang è il fondatore della Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, nota in tutto il mondo come TSMC. Il colosso taiwanese gestisce da solo oltre il 50% del comparto di fabbricazione e assemblaggio di tutti i chip a livello globale. Il dominio è quasi totale sui chip più avanzati, cioè quelli di dimensioni inferiori ai 10 nanometri, su cui TSMC ha una quota vicina al 90%.
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03 Settembre 2023
L'idea, o la chimera, di semi-autosufficienza è però quello che TSMC sta cercando di restituire a Donald Trump, che da tempo preme per portare la produzione del gigante di Hsinchu negli Stati Uniti. Dopo l’annuncio (a marzo) di un maxi investimento da 100 miliardi di dollari per cinque nuovi stabilimenti, l’azienda ha deciso di accelerare di “diversi trimestri” la costruzione del suo secondo e terzo sito in Arizona. L’obiettivo è chiaro: garantire chip avanzati per i big della tecnologia americana come Apple, Nvidia e AMD, ingraziarsi l’amministrazione Trump e evitare i dazi sui semiconduttori taiwanesi, che potrebbero arrivare fino al 100%. Il tutto nonostante l'azienda sia consapevole che la redditività degli investimenti negli Usa sia tutta da verificare.






