Roma, 24 feb. (askanews) – La forte dipendenza dell’industria tecnologica statunitense dai semiconduttori prodotti a Taiwan rappresenta una delle principali vulnerabilità economiche e strategiche degli Stati uniti, nonostante anni di pressioni da parte di Washington per riportare la produzione sul territorio nazionale. Lo evidenzia un’inchiesta del New York Times.
Taiwan produce circa il 90 per cento dei chip avanzati mondiali e un eventuale blocco o conflitto nell’isola potrebbe interrompere le forniture e colpire duramente l’economia globale e il settore tecnologico Usa. “La più grande minaccia per l’economia mondiale, il più grande punto di guasto singolo, è che il 97 per cento dei chip di fascia alta è prodotto a Taiwan”, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent al Forum economico mondiale di Davos.
Secondo l’inchiesta, nonostante briefing riservati dell’intelligence e incentivi pubblici, le principali aziende della Silicon Valley hanno continuato a rifornirsi soprattutto a Taiwan per ragioni di costo e competitività, rallentando gli sforzi di rilocalizzazione della produzione negli Stati uniti. Chip prodotti negli Usa risultano infatti oltre il 25 per cento più costosi rispetto a quelli taiwanesi e spesso tecnologicamente meno avanzati.







