Di: Lorenzo Lamperti, da TaipeiNegli anni Settanta, Taiwan fabbricava l’80% delle bambole Barbie al mondo. Oggi, fabbrica circa il 60% dei microchip. Domani, potrebbe fabbricare una quota consistente di droni, compresi quelli con applicazioni militari. Facendo leva sull’elevata capacità di produzione tecnologica su ampia scala, Taipei sta aumentando sia la produzione interna che le esportazioni all’estero, con un duplice obiettivo: rafforzare le capacità di guerra asimmetrica a fronte della potenza di fuoco sempre più imponente della Cina, ma anche diventare uno snodo cruciale per un settore sempre più strategico, come dimostrano le guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

“L’invasione della Russia e quanto è accaduto dopo ha cambiato tutto. Il mondo ha capito che si possono usare droni molto economici per distruggere infrastrutture chiave o armi costose”, dice Jennifer Chuang, presidente della Aerospace Industrial Development Corporation (AIDC), incontrando alcune testate internazionali tra cui RSI, nello stabilimento di Taichung, cuore industriale nella parte centro-occidentale dell’isola.

Dopo averlo già fatto sui microchip, Taiwan punta a diventare un hub globale anche per l’export di droni, proponendo i suoi modelli come alternativi a quelli prodotti dalle aziende cinesi.