Come e perché Taiwan è diventata il centro fisico della filiera produttiva dell’intelligenza artificiale. L'approfondimento del Wall Street Journal tratto dalla rassegna di Liturri.

(The Wall Street Journal, di Alexander Benard e David Feith, 14 maggio 2026)

Taiwan non è più solo un avamposto democratico o un test di credibilità americana, ma è diventata il centro fisico della filiera produttiva dell’intelligenza artificiale: grazie a TSMC che fabbrica il 90% dei chip più avanzati al mondo e all’ecosistema unico di packaging avanzato (CoWoS), integrazione di memoria ad alta banda, substrati, testing e assemblaggio, l’isola rappresenta oggi il prerequisito indispensabile per la leadership Usa nell’AI, senza il quale l’America non può vincere la corsa tecnologica decisiva del secolo.

Trattare Taiwan come una semplice pedina negoziabile nel summit Trump-Xi sarebbe un errore strategico gravissimo: anche con gli investimenti in Arizona e altrove, gli Stati Uniti non possono replicare in tempi brevi il “cluster” taiwanese di competenze, densità produttiva e know-how accumulato in decenni, che permette cicli di iterazione rapidi, rese elevate e integrazione di chip logici con memoria ad alta banda necessari per addestrare e far funzionare i modelli frontier di AI.