In Donald Trump gamechanger per la pace Giorgia Meloni ci aveva creduto sin dall’inizio, e non lo aveva taciuto. Anzi. Pure quando in casa e all’estero le si contestava di aver «appiattito» l’Italia sulle posizioni Usa, la premier ha tenuto il punto. E ieri, definito l’accordo per Gaza, ha potuto ringraziare il presidente degli Stati Uniti per «aver incessantemente ricercato la fine del conflitto» e i mediatori - Egitto, Qatar e Turchia - forte del sostegno assicurato dalla prima ora, senza tentennamenti. E forte di quel «lavoro silenzioso» rivendicato a più riprese contro il clamore delle piazze e della Flotilla. Anche per questo l’Italia confida in un ruolo di primo piano «ed è pronta - ha assicurato la presidente del Consiglio - a contribuire alla stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Gaza».
Un posto nel board
Il primo obiettivo del Governo è un posto per l’Italia nel Board of Peace che sarà presieduto proprio da Trump e che annovererà tra i suoi componenti anche l’ex premier britannico Tony Blair, con cui Meloni ha rivelato di essersi confrontata a più riprese. L’organismo sarà chiamato a governare la Striscia e a gestire i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino a quando l’Autorità nazionale palestinese non avrà completato il processo riformatore e potrà riprenderne il controllo. La premier potrebbe avere l’0ccasione di riparlarne de visu con Trump la prossima settimana a Washington, se il tycoon confermerà la sua partecipazione il 18 ottobre alla cena di gala della National Italian American Foundation (Niaf), che celebra i suoi cinquant’anni.





