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Ultimo aggiornamento: 12:48
Il 9 ottobre, appena sveglio, Antonio Tajani ha già un pensiero fisso. Donald Trump ha annunciato l’accordo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la firma ancora non c’è ma il ministro degli Esteri mette subito in chiaro: l’Italia “è pronta a fare la sua parte per consolidare il cessate il fuoco, per fare arrivare nuovi aiuti umanitari e per partecipare alla ricostruzione di Gaza – assicura alle 6.55 su X -. Pronti anche a inviare militari in caso di creazione di una forza internazionale di pace per riunificare la Palestina”.
Poco dopo, parlando ai cronisti in Transatlantico, il capo della Farnesina ribadisce il concetto: “Bisognerà lavorare tanto sulla ricostruzione e sugli aiuti alla popolazione civile. Abbiamo tante imprese e ci sono già tante esperienze di aeree devastate” e “a livello militare siamo disponibili a dare un contributo”.
Siccome repetita iuvant, lo ripete 20 minuti dopo in radio: “Oggi ci sarà anche una riunione a Parigi per vedere la fase della ricostruzione, perché bisogna anche ricostruire quella fascia della Striscia di Gaza che dopo due anni di guerra è devastata“, spiega ai microfoni di Rtl 102.5. D’altronde l’Italia un piede nella Striscia ce l’ha già: “Già abbiamo carabinieri che formano la polizia palestinese a Gerico. In più ci sono carabinieri all’ingresso di Rafah“. Su queste basi “diamo la nostra disponibilità a dare aiuti umanitari, partecipare alla ricostruzione e partecipare eventualmente alla gestione internazionale di una situazione che porti alla unificazione della Palestina”.








