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Come previsto, la Camera dei deputati ha respinto in via definitiva la richiesta di processare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quello della Giustizia, Carlo Nordio, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. I tre sono indagati per aver liberato il generale libico Almasri pochi giorni dopo il suo arresto a Torino a gennaio su mandato della Corte penale internazionale. Il generale è accusato di gravi crimini fra cui torture, omicidi e stupri.

Il voto della Camera era abbastanza scontato dato che i partiti della maggioranza di centrodestra, di cui fanno parte Nordio, Piantedosi e Mantovano, erano contrari all’autorizzazione a procedere. Tutti e tre erano indagati per favoreggiamento personale verso Almasri, Nordio anche per rifiuto di atti di ufficio e Piantedosi e Mantovano anche per concorso in peculato (cioè l’uso non autorizzato di fondi e beni pubblici, dato che Almasri era stato rimpatriato con un volo di stato). Il processo era stato richiesto dal tribunale dei ministri, il particolare collegio di giudici che indaga sui reati commessi da un presidente del Consiglio o da un ministro nell’esercizio delle loro funzioni.

Le indagini contro i tre dovranno essere archiviate, mentre rimangono aperte quelle su una funzionaria del ministero della Giustizia: l’influente capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, che ha gestito in prima persona alcuni atti relativi alla scarcerazione di Almasri. Dato che non è ministra, il procedimento contro di lei è seguito dalla procura di Roma, e non dal tribunale dei ministri, e non è stato necessario chiedere l’autorizzazione a procedere alla Camera. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era inizialmente coinvolta nell’inchiesta: le accuse contro di lei erano state archiviate ad agosto.