Niente colpo di scena. La Camera ha votato contro il processo nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e del sottosegretario Alfredo Mantovano sul caso della scarcerazione del generale libico Almasri. In aula, per l’occasione, arriva anche la stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: una conferma pubblica della posizione dell’intero esecutivo che blinda i tre membri indagati. La maggioranza è compatta. Tre voti distinti (come previsto dal regolamento) e tre risultati uguali: no all’autorizzazione a procedere del Tribunale dei ministri nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. Le accuse erano a vario titolo di favoreggiamento, peculato per Piantedosi e Mantovano mentre al ministro della Giustizia veniva contestata anche l’omissione di atti d’ufficio. Da giorni parlamentari e ministri di maggioranza erano stati “precettati”: obbligo di presenza per evitare (tra essenze e scrutinio segreto) di mettere a rischio il salvataggio dei due ministri e del sottosegretario.

Meloni lascia l’aula dopo il voto – La premier prende parte al voto, si complimenta dell’esito con i due ministri e il sottosegretario. Alla prima lettura dei risultati, quelli su Nordio, la premier dà una pacca sulla spalla del ministro della Giustizia, che risponde con un baciamano. Concluse le tre votazioni lascia subito l’aula di Montecitorio, mentre dai banchi del centrodestra continuano gli applausi. Qualche momento di tensione quando Riccardo Ricciardi del M5s, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha invitato Meloni a “tornare in Aula” più spesso. “Chiedo alla Meloni – ha detto mentre dai banchi del centrodestra il vocio è diventato presto una protesta – di tornare in Aula non solo per salvare i suoi ministri dal processo per aver salvato con i soldi pubblici uno stupratore, ma di venire più spesso, visto che non è venuta quando glielo abbiamo chiesto per parlare del genocidio, per parlare dei nostri concittadini della Flotilla, per parlare dei dazi che stanno soffocando famiglie e imprese. Torni in aula per parlare di cose vere”.