Meno di nove mesi. Tanto manca alla scadenza finale del PNRR. Anche se quelle europee per incassare le rate sono state formalmente rispettate, il vero banco di prova sarà il 30 giugno 2026, quando le strutture finanziate dovranno essere operative e i servizi realmente disponibili per i cittadini. Oggi, però, i ritardi nell’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale fanno temere un pesante spreco di risorse e di credibilità istituzionale. Il cuore della riforma, sancita dal DM 77/2022, poggia su tre pilastri: Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali (COT) e Ospedali di Comunità, a cui si affiancano i servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).

Quello che serve ai cittadini

L’obiettivo è chiaro: avvicinare la sanità ai territori, superare la centralità dell’ospedale e garantire una presa in carico socio-sanitaria integrata, soprattutto per le persone fragili e con cronicità. Purtroppo i dati ufficiali raccontano ritardi difficilmente colmabili in un anno. Secondo il monitoraggio dell’Agenas, al 30 giugno 2025, solo le COT, finalizzate a coordinare i servizi tra ospedale e territorio, hanno centrato l’obiettivo con 651 strutture previste e tutte le Regioni in regola, tranne Campania e Sardegna che non hanno raggiunto il 100%.