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Il piano di pace nella Striscia di Gaza potrebbe diventare il più grande successo diplomatico della presidenza di Donald Trump. Ci sono ancora molte incertezze, e non sappiamo davvero se e per quanto l’accordo raggiunto nella notte tra mercoledì e giovedì reggerà. Ma se dovesse davvero portare a una fine permanente della guerra nella Striscia di Gaza sarebbe una vittoria importante, e il miglior argomento a favore dell’idea – proposta e gonfiata da Trump stesso – che il presidente degli Stati Uniti sia un grande negoziatore di accordi di pace.

Molte cose possono ancora andare storte. Trump aveva già negoziato un cessate il fuoco a gennaio, che avrebbe dovuto portare a una pace duratura. L’accordo però fallì a marzo a causa delle violazioni ripetute di Israele. Inoltre al momento è stata concordata soltanto la prima fase del piano, quella che prevede la fine dei combattimenti, lo scambio di ostaggi e prigionieri e un ritiro parziale dell’esercito israeliano dalla Striscia. Le prossime fasi, che riguarderanno il futuro politico della Striscia di Gaza e la smilitarizzazione di Hamas, sono più complicate e potrebbero fallire più facilmente.

Già il fatto di aver costretto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad accettare il suo piano di pace, comunque, è un successo per Trump.