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L’accordo per la pace nella Striscia di Gaza è stato raggiunto grazie a settimane di manovre studiate per forzare la mano sia al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sia alla leadership di Hamas. Queste manovre hanno avuto al centro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma hanno anche avuto molti altri protagonisti, tra cui i governi di alcuni paesi arabi e negoziatori particolarmente influenti.
L’accordo è stato raggiunto grazie a una tattica di negoziazione che, più che dal mondo della diplomazia, arriva da quello del settore immobiliare, di cui sono membri tanto Trump quanto i suoi principali consiglieri. La tattica è: ottieni un sì di massima, poi ai dettagli ci pensiamo dopo. È quello che sta succedendo con questo accordo, che riguarda solo la prima fase di un processo più lungo e in cui tutti gli elementi più complicati sul futuro della Striscia di Gaza devono ancora essere negoziati.
Il momento in cui queste manovre diplomatiche si sono fatte concrete è stato a fine settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’ONU, quando Trump e i suoi negoziatori si sono incontrati con i rappresentanti di numerosi paesi arabi e di Turchia, Pakistan e Indonesia, in un evento organizzato dagli Emirati Arabi Uniti. Trump stesso, parlando con i giornalisti quel giorno, disse che quello era «il suo incontro più importante».












