di
Alessandro Sala
Raccolta di firme per chiedere alla premier di fermare il testo presentato al Senato dai capigruppo del centrodestra che allunga i calendari e aumenta il numero di specie cacciabili e le modalità di cattura
È possibile celebrare San Francesco e ripristinare la festa nazionale nel giorno a lui dedicato e, al tempo stesso, lavorare per aumentare il numero di animali che potranno essere cacciati? Se lo chiede la Lipu, la Lega italiana per la protezione degli uccelli. E, soprattutto, lo chiede alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in concomitanza con l'avvio di una petizione che punta a fermare il disegno di legge 1552 presentato al Senato dal capogruppo di FdI, Lucio Malan. Il testo punta a una sostanziale riforma della legge 157 del 1992 che regola l'attività venatoria in Italia, con alcuni cambiamenti intesi ad estenderla fortemente con un allentamento delle attuali limitazioni.
Il ddl porta anche la firma di altri tre capigruppo della maggioranza: Massimiliano Romeo per la Lega, Maurizio Gasparri per Forza Italia e Giorgio Salvitti per Civici-Maie. Solo Noi Moderati non ha aderito all'iniziativa. Di qui l'appello alla premier, che è anche la leader politica della coalizione di centrodestra. La riforma della caccia in un primo tempo sembrava dovesse essere affidata alla decretazione del governo, lo stesso ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, si era speso pubblicamente in tal senso. Ma sarebbe stato complicato dimostrare l'urgenza dell'intervento, visto che le norme che si vogliono modificare sono in essere da oltre 30 anni, ed è stata quindi scelta la via parlamentare ma con il peso specifico del coinvolgimento in prima persona dei leader dello schieramento. «Anche per questo è un suo dovere fermare il peggior disegno di legge della storia recente italiana in tema di natura - sottolinea la Lipu -. Se approvato sarebbe uno sterminio, come negli anni Sessanta, quando si cacciava in primavera, si catturavano senza sosta piccoli uccelli e pochissime regole regolavano l'attività venatoria».













