In Italia si autorizzano circa 600 studi clinici l’anno, per oltre l’85% promossi da aziende farmaceutiche, che investono così oltre 1,3 miliardi di euro. Oncologia e oncoematologia sono i settori più attivi, seguiti da neurologia, immunologia e cardiovascolare. Numeri che ci pongono in quarta posizione in Europa per partecipazione agli studi e pubblicazioni, ma il sistema è fragile: mancano professionisti specializzati, i tempi autorizzativi sono lunghi e il coordinamento tra enti è spesso inefficace. Il rischio è diventare meno attrattivi per le aziende e perdere il valore generato dalla ricerca, sia economico sia in termini di salute.

Il tema sarà al centro dell’incontro “La ricerca che crea valore” durante il Festival di Salute a Padova con Gennaro Daniele, Direttore Medico Programma Fase I, Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Chiara De Marchi, Divulgatrice scientifica, e Giovanna Scroccaro, Direttore Area Farmaceutico-Protesica-Dispositivi medici Regione Veneto.

I vantaggi della ricerca

Dal punto di vista economico l’Alta scuola di management sanitario ALTEMS dell’Università Cattolica ha calcolato che per ogni euro investito da un'azienda farmaceutica in uno studio clinico, il Servizio Sanitario Nazionale ottiene un beneficio totale di 2,77 euro. Si tratta in gran parte di costi evitati che, solo nel campo dell’oncoematologia si stima siano pari a 400 milioni di euro all’anno. Dal punto di vista dei pazienti, più studi clinici significa maggiori possibilità di accedere a farmaci innovativi e potenzialmente salvavita; per i medici significa migliorare assistenza e formazione.