di
Francesco Petruzzelli
Albanese ormai ha un legame con Bari. Lo scorso 4 agosto ha ricevuto dal sindaco Vito Leccese le chiavi della città «per – si legge nella motivazione - il suo impegno incessante a tutela dei diritti del popolo palestinese
Il tema – almeno ascoltando le reazioni locali – non pare all’ordine del giorno. «Nessun ripensamento su quella donazione. Certi atteggiamenti sono dettati anche dall’emotività su una situazione così dolorosa» è la linea ufficiale che trapela, a sinistra, dai corridoi comunali. Ma un certo imbarazzo comunque c’è specie se nelle ultime ore ne parlano moltissimo vari e diversi esponenti del Pd, dagli europarlamentari sino al deputato pugliese, il leccese Claudio Stefanazzi che in sua lunga nota ricorda che «Liliana Segre rappresenta la memoria viva di ciò che accade quando l'odio si sostituisce all'ascolto. A chi la zittisce, oggi come ieri, resta soltanto il silenzio dell'intolleranza».
A destra, invece, ci si veste quasi da Cassandra: «Noi l’avevamo detto in tempi non sospetti, ma nessuno ha voluto ascoltarci».Crea un dibattito anche a Bari il caso Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi, finita negli ultimi giorni nel tritacarne delle polemiche per la sua uscita sul palco di Reggio Emilia (la tiratina d’orecchie e il perdono al sindaco Massari per aver detto che «la pace non ha bisogno di condizioni») e l’abbandono dello studio tv di In Onda su LA7 quando il giornalista Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella, ha citato la «posizione di buonsenso sul genocidio» della senatrice a vita.











