di

Fabrizio Roncone

Ovunque arrivi, è accolta da folle e applausi, c’è sempre un gran sfoggio di kefiah e bandiere palestinesi: la giurista originaria di Ariano Irpino, 48 anni, è il personaggione di sinistra del momento. Lo sconcerto nel Pd per il suo trattamento riservato a Segre

Che ha fatto e detto oggi, dove sarà domani e soprattutto chi è, chi non è, cosa pensa d’essere diventata Francesca Albanese, sempre così teatrale, da palco, però molto anche da tivù, da talk, con un eloquio affilato e avvolgente, con una smorfia che sembra un sorriso, i capelli argentati, gli occhiali modaioli, una studiata eleganza radical chic sui toni pastello, un po’ stimata relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi e ormai un po’ Nostra Signora dei pro Pal, piena di travolgente passione e di feroce prosopopea (poi vi racconto la battuta che ha rivolto a Zoro, durante Propaganda Live, su La7), spavalda e senza mai un filo d’imbarazzo, un dubbio, un lampo di vergogna: nemmeno quando sta lì a spiegarti che quelli di Hamas non sono necessariamente dei tagliagole, Hamas ha fatto persino cose buone, i terroristi bisogna capirli e quella che invece non si può proprio capire è la senatrice Liliana Segre, colpevole d’essere tornata viva da Auschwitz, numero di matricola 75190 tatuato sull’avambraccio sinistro, e perciò troppo poco imparziale, poco lucida quando riflette sull’opportunità di usare il termine genocidio di fronte a quanto accade a Gaza (quando Albanese parla della Segre, di solito, sbuffa e alza il sopracciglio tra fastidio e supponenza: una maestrina spazientita).Questa giurista di Ariano Irpino — 48 anni, ha studiato a Pisa, Londra, Washington: vive, sembra, in Tunisia, con due figli e il marito, Massimiliano Calì, funzionario della Banca Mondiale — s’è infilata dentro una vicenda mediatica fragorosa e inattesa ed è testardamente già riuscita a diventare il personaggione sinistrorso del momento. Ovunque arrivi, è accolta da folle e applausi, c’è sempre un gran sfoggio di kefiah e bandiere palestinesi, slogan duri, pugni chiusi. I giornali mandano inviati a seguirla, lei al centro e il mischione delle telecamere e dei microfoni tutt’intorno: dichiara, arringa, e se qualcuno non comprende bene, eccola esibirsi nelle sue faccette, alza gli occhi al cielo, arriccia il naso. Non vi è chiaro? Davvero devo spiegarvi la differenza tra il bene e il male? Così ci scappa sempre una polemica, qualche baruffa che rimbalza a Montecitorio.Bonelli&Fratoianni, i capi di Avs, gongolano. Loro — ovvio — smentiranno subito: ma gira voce che stiano pensando di replicare con Albanese, alle prossime elezioni politiche, l’operazione portata a termine alle ultime Europee (e fu un notevole successo) candidando Ilaria Salis e Mimmo Lucano.APPROFONDISCI CON IL PODCASTNel Pd, invece, Albanese scatena disagio, sconcerto. Dichiarazioni critiche arrivano da Sensi e Picierno, da Verini e Corrado. Desta stupore anche lo scabroso comportamento di molti sindaci di area dem che, facendosi bastare le sanzioni a cui è stata sottoposta da Israele e Stati Uniti, si sono messi in fila per baciarle, onorati, la pantofola. Alcuni sono andati oltre. Il 4 agosto, a Bari, nel teatro Piccinni, il primo cittadino Vito Leccese decide di consegnarle le chiavi della città. A Napoli le viene assegnata la cittadinanza onoraria. Identica la delibera votata dalla maggioranza di centrosinistra nel Consiglio comunale di Bologna. A Firenze, all’ultimo, frenano. Ma, a Modena, le viene dedicata una standing ovation dentro la chiesa di San Carlo. E, negli occhi di tutti, restano comunque le immagini di lei, della Albanese, sul palco del teatro Valli di Reggio Emilia.Il sindaco Marco Massari, che si accinge a premiarla, dice con toni ragionevoli: «... Credo che la fine del genocidio e la liberazione degli ostaggi siano condizioni necessarie per avviare un possibile processo di pace». Dalla platea partono fischi, «Buuu!», gente che s’alza indispettita, insulti, «Vergognati!».Lei ghigna, annusa l’atmosfera. Va di recita: si copre il viso con la mani, scuote la testa, prende la parola. È tagliente: «Il sindaco ha detto una cosa non vera: la pace non ha bisogno di condizioni». Però non le basta. Infierisce, beffarda: «Mi deve promettere che questa cosa non la dice più».È in questo momento che Francesca Albanese compie il salto. E inizia a comportarsi quasi da leader. Di cosa? Forse non lo sa ancora bene nemmeno lei. Ma la suggestione è netta quando su Instagram si collega con la Flotilla in navigazione, o quando corre ad abbracciare Greta Thunberg. Poi è opportuno considerare l’ostinazione con cui attacca la senatrice Segre prima su Facebook e, dopo, con un post su X. C’è del metodo, probabilmente una strategia. Con annessi colpi di scena. Come su La 7, a In Onda, dov’è ospite insieme a Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella. Il quale, ad un certo punto, cita «la posizione di buon senso sul genocidio» della Segre. Allora lei, la Albanese, di colpo s’alza e se ne va. Luca Telese, che conduce insieme a Marianna Aprile, stempera e dice che «era previsto, alle 21 doveva andare, niente di polemico». Al peggio, in effetti, assistiamo qualche ora dopo: con Albanese che, in un’intervista a Fanpage, parla della senatrice con toni gonfi di violento sarcasmo (ha commentato ieri sul Corriere il figlio Luciano Belli Paci: «L’Albanese agisce più da militante che da giurista»).Il resto è cronaca battente. Con il monito di Enrico Mentana: «È una fesseria, ed è offensivo, involontariamente offensivo, sostenere che nelle televisioni italiane non si siano trasmesse delle immagini perché c’è una sorta di superpotere che lo impedisce». Lei incassa, non replica, ma va a Genova, all’università occupata dagli studenti. È il 7 ottobre, secondo anniversario del pogrom. Entra nel cortile come una star. Striscioni: «Intifada fino alla vittoria». Cori: «Ora/ e sempre/ resistenza!». Lei quasi li benedice.E così torniamo alla domanda iniziale: chi è Francesca Albanese? Per ora bisogna affidarsi molto alle impressioni, e a qualche piccolo dettaglio. Per dire: era piuttosto eloquente il modo con cui si è rivolta a Diego Bianchi, poche sere fa, a Propaganda Live. «Ti pare normale che tu mi fai un’intervista dopo tre anni che sono relatrice per la Palestina?».Ma aveva quel non so che nello sguardo.Capito cosa?