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Gianni Santucci

Uno studio dell’unità di Epidemiologia dell’Ats di Milano ha preso in esame il parco Trotter e dintorni. Ha esaminato i dati sanitari delle quasi 50 mila persone che vivono in cerchi concentrici a una distanza di 100, 300, 500 e 900 metri dal parco. Ecco i dati su salute, aria e movimento

Come cambiano i rischi sanitari se si vive vicino a un parco attrezzato, o si abita a un chilometro di distanza? Il senso comune direbbe: si sta meglio vicino al verde. Primo interrogativo (perché la scienza nulla può dare per scontato) è davvero così? E quanto? Uno studio dell’unità di Epidemiologia dell’Ats di Milano ha preso in esame il parco Trotter e dintorni. Ha esaminato i dati sanitari delle quasi 50 mila persone che vivono in cerchi concentrici a una distanza di 100, 300, 500 e 900 metri dal parco. Fatto «1» il rischio sanitario dei milanesi che abitano a ridosso di quei circa 10 ettari di prato e bosco tra via Padova e viale Monza, a 900 metri di distanza l’indice di rischio sale a 1,65 per chi ha meno di 65 anni, e aumenta ancor più (1,83) per gli over 65. E attenzione: per verde non si intende soltanto una zona in cui le piante producono più ossigeno; la vicinanza di un parco offre l’occasione di comode (e dunque più frequenti e costanti) passeggiate, giri col cane, percorsi in bici, jogging e dunque, al di là delle fasce d’età, una vita meno sedentaria. Verde «bifronte»: scudo contro i rischi ambientali urbani, incentivo a una vita più sana.