Due dei tre figli di Marilena Negri ci riprovano. Assistiti dall’avvocato Martino Cavalleri si sono opposti a una seconda richiesta di archiviazione alle indagine sull’omicidio della madre, uccisa il 23 novembre 2017 all’interno del parco Villa Litta al quartiere Affori di Milano. Le indagini della Squadra mobile, coordinate all’epoca dal pm Donata Costa, non sono mai riuscite a individuare l’uomo che quella mattina con unico fendente ha tagliato la gola alla donna di 67 anni che era uscita per portare a spasso la cagnolina Liz. Un cold case aperto da 8 anni. Il momento dell’omicidio non era stato ripreso perché la telecamera che avrebbe dovuto inquadrare il punto dell’area verde in cui Marilena veniva aggredita alle spalle puntava verso il cielo. Spostata durante un lavoro di manutenzione e mai riposizionata correttamente. Alle 7.07 un passante anche lui insieme al cane trova la donna, originaria della Valtellina, agonizzante a terra. A fianco al corpo la borsetta completamente svuotata. I sanitari avevano provato per 40 minuti a rianimare la donna, ma alla fine dovranno arrendersi. Si indaga sulla sparizione della catenina che Marilena portava al collo. Quella con ciondolo che racchiudeva la foto del marito, venuto a mancare nel 2005 in un incidente stradale. Una soffiata mette gli investigatori su un uomo ucraino che in quei giorni aveva provato a piazzare sottobanco proprio una catenina d’oro. La pista calda diventerà di ghiaccio quando i figli della donna ritrovano il monile nel cassetto della camera da letto della vedova. Senza un indagato il pm Costa decide nel febbraio 2019 di chiedere l’archiviazione del fascicolo per omicidio a carico di ignoti. La giudice Natalia Imarisio non l’accoglie e ordina il 9 giugno 2022 nuove indagini. Un’ulteriore analisi del traffico telefonico e la comparazione di due campioni di dna maschili isolati dalla polizia scientifica sugli indumenti e gli effetti personali della vittima, tra cui la borsetta. Da una nuova analisi dei tabulati di quella mattina è spuntato il cellulare di un pregiudicato italiano che avrebbe commesso altre rapine. L’uomo, ritenuto di interesse investigativo, viene iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia, i successivi accertamenti hanno portato gli inquirenti a escluderlo come possibile autore dell’omicidio. L’inserimento nella banca nazionali del Dna dei due campioni genetici denominati “Uomo#1” e “Uomo#2” ha dato esito negativo. Da qui una seconda richiesta di archiviazione del 15 settembre 2023 da un altro pm, Maurizio Ascione, coordinato dall’aggiunta Maria Letizia Mannella, ritenendo “alquanto lacunoso” il quadro sull’indagato. Tuttavia, secondo l’avvocato delle parti offese non sarebbero state svolte gli ulteriori approfondimenti disposti dalla gip sulle tracce di dna: “Manca, negli atti di indagine, qualsiasi traccia dell'inserimento e del confronto dello stesso profilo/dei profili con quelli contenuti nelle banche dati in possesso dell'Arma dei Carabinieri, in particolare, con le banche dati in possesso dei Reparti Investigativi Speciali (RIS) di Parma, Roma, Cagliari e Messina”. Secondo fonti investigative contattate da La Stampa tali archivi genetici non esistono in quanto l’unico contenitore in cui sono riversati i campioni biologici di soggetti ignoti è la banca nazionale del Dna, istituita nel 2009 e diventata operativa alla fine del 2017. Mercoledì 8 ottobre davanti al gip Alberto Carboni si discuterà la nuova opposizione alla richiesta di archiviazione. La decisione del giudice è attesa nei prossimi giorni.
Caso Marilena Negri, delitto ancora senza colpevole: i figli si oppongono di nuovo all’archiviazione
La donna di 67 anni era stata uccisa la mattina del 23 novembre 2017 da un uomo mai identificato






