MARCON (VENEZIA). A due anni dalla morte di Alex Marangon, il 26enne di Marcon che lavorava come barista a Bolzano, la famiglia si prepara a opporsi alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Treviso. Per la madre, Sabrina Bosser, come riporta il quotidiano La Stampa, restano infatti troppi interrogativi sulla fine del figlio e le indagini non possono considerarsi concluse.

Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe oltrepassato volontariamente il parapetto della terrazza dell'abbazia di Vidor, precipitando da un'altezza di circa 15 metri. La Procura ritiene che il gesto possa essere maturato in uno stato di alterazione dovuto all'assunzione di ayahuasca e cocaina e ha quindi chiesto l'archiviazione sia del fascicolo per morte come conseguenza di altro reato sia di quello per omicidio volontario contro ignoti.

Una ricostruzione che la madre respinge con decisione. Bosser sostiene che il figlio non facesse uso di cocaina e ipotizza che la sostanza possa essere stata assunta inconsapevolmente, eventualmente attraverso l'ayahuasca o il rapé che aveva deciso di sperimentare. A sostegno della sua tesi richiama anche gli appunti personali del ragazzo, nei quali aveva annotato l'esperienza con quelle pratiche senza alcun riferimento alla cocaina.