VIDOR - Luca Marangon e la moglie Sabrina Bosser continuano a chiedere giustizia per il loro figlio Alex, trovato morto a 25 anni in un’ansa del Piave a Ciano del Montello a distanza di due giorni dal ritiro sciamanico a cui aveva partecipato all’abbazia di Vidor, in provincia di Treviso. Accompagnati dall’onorevole Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, e da uno dei loro legali, l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell’Associazione Penelope, hanno partecipato a un incontro nella sala stampa della Camera dei Deputati a Roma per chiedere che venga istituita una legge che vada a tutelare chi rimane vittima di manipolazione mentale o di un a setta. «Ci sono ancora tanti lati oscuri in questa vicenda - ha dichiarato Luca Marangon - a cominciare dal ritardo nella richiesta di soccorso. Quando siamo arrivati all’abbazia ci aspettavamo di trovare un luogo recintato e invece poteva entrare chiunque. Abbiamo chiesto subito le analisi anche sugli altri partecipanti al ritiro, ma non siamo mai stati ascoltati».

Già, perché uno dei punti chiave dell’inchiesta della Procura di Treviso, che ha formalmente aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio volontario ma che verrà modificato a breve in morte come conseguenza di altro reato, riguarda le sostanze stupefacenti assunte da Alex Marangon durante la seduta di musicoterapia organizzata per celebrare la "Festa del Sol del Putamayo" e condotta dai due curanderi colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Assieme a loro gli organizzatori della serata, Andrea Zuin, la compagna Tatiana Marchetto e altre 19 persone. Le analisi tossicologiche hanno stabilito che il barista 25enne aveva assunto sia cocaina che l’ayahuasca, un decotto psicoattivo che secondo gli inquirenti avrebbe provocato in Alex uno stato di allucinazione (associato alla cocaina) tale da indurlo a gettarsi dalla terrazza dell’abbazia, finendo per precipitare per 15 metri nel Piave. «Alex era contrario alla cocaina - ha affermato la madre, Sabrina Bosser - Le analisi hanno stabilito che ha assunto anche l’ayahuasca. E quindi è sicuro che quelle sostanze gli sono state somministrate quella sera a Vidor. E qualcuno deve avercele portate». La donna riferisce di essere stata a conoscenza che Alex assumeva quelle sostanze per meditare e per curarsi: «Se ci fossimo opposti non ci avrebbe più raccontato nulla, e di quella sera non si sarebbe mai saputo niente». Il 25enne non parlava soltanto con i suoi genitori, ma annotava i suoi pensieri (e le sostanze che provava, ndr) in un’agendina che ieri è stata restituita alla famiglia (assieme al telefono di Alex, ndr) dopo il dissequestro concesso dagli inquirenti. In quelle pagine, per la Procura, si potranno trovare le risposte per quanto accaduto. «Se davvero si parla di effetti allucinogeni - chiude Sabrina Bosser - è possibile che li abbia avuti soltanto Alex? Non è possibile che qualcun altro, in uno stato simile, possa aver bastonato mio figlio?». Domanda legittima secondo i genitori, che si riferiscono agli esiti dell’autopsia secondo cui Alex è stato colpito con un oggetto contundente.