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Cinquanta anni fa, il 6 ottobre del 1975, il leader della Democrazia Cristiana cilena Bernardo Leighton e sua moglie Anita Fresno stavano rientrando nella loro casa di Roma, in via Aurelia 145, quando un uomo sparò loro due colpi di pistola da breve distanza. Decenni dopo, processi e ricostruzioni storiche basate su archivi desecretati accertarono che l’attentato fu commissionato dai servizi segreti del regime cileno di Augusto Pinochet e che fu compiuto da terroristi neofascisti italiani, Stefano Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale e Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo.
In Cile la dittatura di Pinochet era cominciata con il colpo di stato dell’11 settembre del 1973 che aveva rovesciato il governo democraticamente eletto di Salvador Allende. Durò fino al 1990.
L’attentato contro Leighton a Roma fu l’episodio più clamoroso della collaborazione fra il regime cileno e il terrorismo italiano di estrema destra, che durò alcuni anni. Ma fu anche uno di vari attentati che la DINA (Dirección de Inteligencia Nacional), il servizio segreto cileno, organizzò all’estero con l’obiettivo di eliminare gli oppositori politici e di combattere a livello mondiale quello che veniva definito genericamente come «il comunismo». Per farlo si affidò a una rete di movimenti extraparlamentari e gruppi armati in vari paesi europei: i neofascisti italiani ebbero un ruolo importante.







