Il Giappone ha eletto la sua prima premier donna. Sanae Takaichi, leader del partito Liberal Democratico. La reazione dei mercati è stata netta e, quantomeno a caldo, focalizzato sul bicchiere mezzo pieno innescando un movimento che gli operatori hanno già ribattezzato come “Takaichi trade”. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un rialzo del 4,75% aggiornando nuovi massimi storici, lo yen si è indebolito di quasi due punti percentuali in una sola seduta nei confronti del dollaro mentre la curva dei rendimenti dei titoli di Stato si è impennata, segnando un forte steepening.

Come mai? È come se i mercati avessero trovato in questa leadership la conferma di una traiettoria che unisce stimolo fiscale e politica monetaria accomodante, in una miscela che ricorda per certi versi l’Abenomics, ma in versione ancora più aggressiva.

Nel mercato azionario sono partiti acquisti massicci su settori strategici come difesa, semiconduttori e industria pesante, quelli che meglio incarnano il concetto di “sicurezza economica” su cui la nuova premier ha insistito in campagna. Non si tratta solo di ottimismo di breve periodo: l’aspettativa è che Takaichi, considerata una “colomba fiscale”, aumenti la spesa pubblica e faciliti interventi di stimolo a favore dell’industria nazionale.