di
Giampiero Rossi
Nel 2023 il Ministro provinciale dell’ordine dei Frati minori decise di trasferire altrove i sei religiosi rimasti. «È scattato qualcosa di nuovo, una rete tra le persone e un’assunzione di responsabilità»
Autogestione, sì, ma «sinodale». Da due anni funziona così la vita di Sant’Angelo, il convento senza frati tra via Moscova e corso di Porta Nuova. In questi giorni, a cavallo con la festa di San Francesco, tra i chiostri rimasti senza frati esattamente due anni fa di questi tempi, c’è grande movimento di volontari, perché fino a questa sera è aperto il tradizionale mercatino di beneficenza, arricchito ogni anno da qualcosa di nuovo.
Insomma, a prima vista tutto sembra come è sempre stato, ma a ben guardare manca qualcosa. O meglio, qualcuno: non ci sono i frati. Nel 2023 il Ministro provinciale dell’ordine dei Frati minori decise di trasferire altrove i sei religiosi rimasti a popolare il grande e storico convento. Pochi e anziani, dispersi in un immobile costoso da mantenere. Fu una torrida estate fatta di petizioni, appelli e comunicati promossi dall’ampia comunità di laici che gravita attorno al convento e alla chiesa, che temeva la perdita del patrimonio di attività che quel loro punto di riferimento offriva da decenni. Tra i vertici provinciali dei Frati minori e la comunità di Sant’Angelo si consumarono scontri verbali davvero poco francescani. Ma non ci fu niente da fare: i frati furono trasferiti.







