Nove barche cariche di medici, infermieri e giornalisti dirette verso la Striscia di Gaza. La missione congiunta di Freedom Flotilla Coalition, che da 18 anni sfida il blocco navale imposto da Israele, e di Thousand Madleens ha superato Creta. Partite da Catania e Otranto tra il 25 e il 30 settembre, le otto più piccole navigano all’ombra della Conscience, 68 metri e 1029 tonnellate di stazza. “Questo è un ospedale che galleggia – racconta al Fatto Vincenzo Fullone, portavoce italiano dell’ammiraglia -, trasportiamo materiali sanitari e farmaci da banco che non entrano a Gaza, i dottori a bordo lavorano giorno e notte per catalogarli in base all’uso. Stanno andando a dare il cambio ai colleghi di lì, che fanno turni infiniti negli ospedali o vengono uccisi. Molti sono palestinesi e rischiano il doppio rispetto a noi. E i giornalisti vanno a sostituire i reporter eliminati in questi due anni, perché non si spenga la luce su ciò che sta accadendo”.

Visto il trattamento riservato alla Global Sumud Flotilla è difficile pensare che alla nuova missione possa andare molto diversamente. Ma per gli organizzatori in questo caso il punto è politico: “Se Israele arresterà professionisti della sanità protetti dalle convenzioni internazionali, i governi dei loro paesi non potranno non intervenire con maggiore forza rispetto a quanto fatto con la Sumud”, spiega Michele Borgia, portavoce italiano della Freedom Flotilla.