Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La leadership in esilio apre al dialogo, ma i comandanti rimasti a Gaza rifiutano ogni concessione. Scontri interni, crisi economica e pressioni di Washington e Doha mettono il movimento islamista in crisi

Sarà uno dei leader di spicco di Hamas, Khalil al-Hayya, a guidare i negoziati per porre fine alla guerra di Gaza. La delegazione arriverà al Cairo oggi, prima di dirigersi a Sharm el-Sheikh per i colloqui di domani. Le discussioni inizieranno con la creazione delle condizioni affinché gli ostaggi vengano rilasciati entro pochi giorni, con l'aiuto della Croce Rossa. Ma nell'organizzazione qualcosa scricchiola.

Come racconta Guido Olimpio dalle pagine del Corriere, Hamas continua a presentarsi come un’organizzazione a tre teste, ma sempre più lacerata al suo interno. La prima componente è quella della diaspora, con i dirigenti storici basati tra Doha e Beirut; la seconda è guidata dal capo militare e politico Izzedine al Haddad, rimasto a Gaza; la terza è formata da una nuova generazione di quadri che ha preso il posto dei comandanti caduti e che oggi si mostra più radicale e ostile a qualsiasi concessione.