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Dopo la tregua, i miliziani tornano in strada per stanare clan rivali e sospetti informatori di Israele. Decine di morti a Gaza City nello scontro con i Doghmush

Se la prima fase del rilascio degli ostaggi israeliani ha preso il via, è arrivato il momento della resa dei conti a Gaza. Nelle ultime ore i miliziani di Hamas hanno intensificato le operazioni interne nella Striscia con l’obiettivo dichiarato di ristabilire il controllo sui territori e individuare coloro che avrebbero collaborato con Israele durante il conflitto. Il ministero dell’Interno di Gaza ha definito le azioni in corso un intervento per riportare la stabilità, affermando che “qualsiasi attività armata al di fuori del quadro della resistenza sarà affrontata con fermezza”. Le autorità hanno descritto gli scontri come un “ripristino dell’ordine”.

Il confronto più violento si è verificato a Tel al-Hawa, a Gaza City, dove miliziani di Hamas hanno combattuto contro il clan Doghmush, una delle famiglie più influenti della Striscia. Il bilancio provvisorio parla di 27 morti e numerosi feriti, tra cui il figlio di Naim Basem, ex ministro della Salute e membro della leadership politica di Hamas. Lo scontro con i Doghmush – attivi nei quartieri di Tel Hawa e Sabra – non è un episodio isolato. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco siglato a Sharm el-Sheikh, il gruppo islamista aveva già affrontato scontri armati con clan locali come gli Hillis e gli Al-Majida, storicamente ostili al movimento. Questi gruppi, secondo fonti locali, approfitterebbero del caos successivo alla tregua per tentare di riaffermare la propria influenza.