Immaginiamo di entrare in un pensatoio, un luogo dove si va solo per riflettere, e incontrare Socrate che lì vive, almeno nella fantasia del poeta comico Aristofane. Socrate, nelle Nuvole del 423 a.C., vive appeso a una cesta, è un bizzarro imbroglione che corrompe i giovani insegnando loro come vincere discussioni anche quando hanno torto. E nella sua scuola prende vita un dibattito singolare tra il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto: il primo sostenitore di una educazione tradizionale. E sarà sconfitto; il secondo di una più spregiudicata che spinge solo a godersi la vita. Una pagina di attualità, non solo greca, che provoca e domanda: quale strada avrebbe dovuto prendere Atene per rendere i suoi giovani autonomi e pensanti davanti ai cambiamenti di ogni epoca?

L’anno scolastico è entrato nel vivo di una sfida appassionante con al centro gli studenti e il loro rapporto con l’AI generativa, definitivamente tra noi. Abbiamo la prima legge sull’Intelligenza Artificiale, approvata dal Senato il 17 settembre scorso (entrerà in vigore il 10 ottobre), perfettibile ma tappa importante verso l’uso «corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’AI, volta a coglierne le opportunità». Ormai è chiaro: con ChatGpt e gemelli l’apprendimento non sarà più come prima. L’insegnamento forse sì. Lo ha scritto bene Gianmario Verona su queste pagine (4/9) in un articolo ricco di spunti su come disegnare la didattica futura. Uno in particolare colpisce: spaccare l’aula in tanti piccoli momenti di condivisione per puntare alla personalizzazione del processo di apprendimento. Come creare, in un’aula liceale, un laboratorio di teatro all’interno delle proprie ore curriculari. Un pensatoio dove si spostano i banchi, si legge insieme, si dà vita a una narrazione e ai suoi personaggi, pensando ai ruoli e ai costumi (comprati a basso prezzo online ovviamente) per interpretarli.