DA VEDERE. La straordinaria interpretazione di Kathleen Chalfant è uno dei tanti motivi per entrare in sala a vedere “Familiar Touch”, opera prima di Sarah Friedland che celebra la vita trattando un tema delicato come la demenza senile con realismo, ironia e senza retorica. Al centro del racconto c’è Ruth, ottantenne californiana che viene accompagnata dal figlio in quello che lei pensa un hotel e invece è una casa di riposo, peraltro accogliente. Ottimo il resto del cast, a cominciare da H. Jon Benjamin nel ruolo del figlio, così come pregevole la sceneggiatura, accurati i dialoghi, mirabile la fotografia di Gabe C. Elder. Pluripremiato alla Mostra di Venezia 2024, il film fortunatamente – non sempre è così – è doppiato molto bene. DA EVITARE. Il progetto era ambizioso, talmente ambizioso che forse era meglio non portarlo a compimento e invece è nato “Testa o croce?” della coppia Rigo de Righi e Zoppis, astruso western alla romana coinvolgente come una puntata di “Io canto Family” su Canale 5. La storia comincia nella Roma d’inizio Novecento e vede Rosa, la giovane moglie del burbero Rupè, invaghirsi del mandriano Santino e iniziare con lui una lunga fuga. Sulle loro tracce c’è addirittura Buffalo Bill, come se il Tenente Colombo si fosse messo con il suo basset hound alla ricerca di Alfonso Signorini scomparso dalla conduzione del “Grande Fratello”. La protagonista è Nadia Tereszkiewicz, al suo fianco Alessandro Borghi parla - doverosamente - come fosse al mercato di Porta Portese a Roma. Il loro viaggio alla ricerca di un futuro migliore dura ben 116 minuti, percepiti almeno 170.