'Familiar Touch' di Sarah Friedland, nonostante il tema, ovvero i primi sintomi dell'Alzheimer, non indugia troppo sul facile pietismo, sul dolore, ma casomai sulla capacità di adattamento di questa signora malata, Ruth Goldman (Kathleen Chalfant), che da un giorno all'altro viene strappata dalla sua casa per approdare in una struttura per anziani dove tutto per lei è nuovo. "In genere questa malattia viene raccontata dal punto di vista degli altri, di quelli che stanno intorno, parenti o assistenti. Così al centro di tutto c'è il senso della tragedia, del declino e si racconta così solo di questa persona che ha perso la memoria e non il fatto che è una donna che comunque continua a vivere. Vale a dire si parla solo del suo deficit cognitivo, ma non dell'aspetto sensoriale, fisico ancora presente e forte". Sono le parole usate oggi a Roma dalla regista statunitense classe 1992 per presentare questo film, pluripremiato a Venezia l'anno scorso, e che ora esce in sala con Fandango il 25 settembre anche in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer (21 settembre). Proprio quest'anno poi il nostro Paese tornerà ad ospitare, dopo molti anni, la conferenza Alzheimer Europe, che si terrà a Bologna dal 6 all'8 ottobre 2025. Il film che ha trionfato l'anno scorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con ben tre premi - Leone del futuro, Premio Venezia opera prima "Luigi De Laurentiis" e Miglior Regia e Miglior Attrice (Kathleen Chalfant) nella sezione Orizzonti - è una produzione intergenerazionale realizzata in collaborazione con i residenti e gli operatori di una comunità di riposo di Los Angeles. E ancora la regista che lavora nel campo dell'invecchiamento creativo e da sette anni assiste anche a persone con demenza senile: "Questo è un film che non parla solo di invecchiamento, una cosa che alla fine ci riguarda tutti, ma anche di assistenza, interdipendenza e nel caso di Ruth guarda soprattutto al suo aspetto umano e anche alla sua sessualità. Una cosa quest'ultima da sempre discriminata, vale a dire che dopo una certa età gli anziani li si vede asessuati o al massimo, se si capisce hanno ancora le loro storie, si dice: 'ma quanto sono carini'". "Sono ormai un'ottantenne che ha ancora una sua distinta sessualità ed è capace di soffrire se è rifiutata proprio come capita al mio personaggio Ruth", dice Chalfant, attrice statunitense classe 1945, da sempre molto attiva a teatro. E poi confessa: "Quando mi sono ritrovata sul set insieme ad altri anziani come me non mi consideravo come una di loro. Dicevo a me stessa: 'Che c'entro io con lo loro, io sono un'attrice'. Insomma volevo prendere le distanze, ma poi ho scoperto che non era affatto vero e avevo per fortuna con quegli anziani tante cose in comune".
In Familiar Touch l'Alzheimer visto dal malato - Cinema - Ansa.it
'Familiar Touch' il film di Sarah Friedland, nonostante il tema, ovvero i primi sintomi dell' Alzheimer, non indugia troppo sul facile pietismo, sul dolore, ma casomai sulla capacità di adattamento di questa signora malata, Ruth Goldman (Kathleen Chalfant)... (ANSA)










