Il blocco legato alla mobilitazione per il rilascio degli attivisti della Flotilla ancora trattenuti in Israele, a seguito del sequestro in acque internazionali, a Genova ha preso diverse forme. Nella notte di ieri sono stati chiusi il casello autostradale di Genova Ovest e i varchi portuali; dove il blocco è ancora in corso e ha paralizzato l’attività della maggior parte dei terminal. Nella mattinata di venerdì 3 ottobre in 40.000 sono scesi in corteo, mentre nel pomeriggio c’è stata l’occupazione pacifica dei binari alla stazione.

Le forze dell’ordine a Genova hanno lasciato manifestare la cittadinanza come nei giorni scorsi e, ancora una volta, l’espressione della protesta è rimasta nei limiti dell’azione diretta nonviolenta. “Manifestare, bloccare e occupare stando seduti sui binari – scandisce al megafono Francesco Staccioli, dell’Usb, rivolto alle migliaia di manifestanti che hanno scelto di invadere la stazione di Principe – è un aiuto a fare pressione per la rapida liberazione degli attivisti e delle attiviste della Flotilla, e per chiedere l’isolamento di Israele. Fare cazzate non lo è”.

La sottile distinzione tra scioperi, cortei e blocchi ed eventuali danneggiamenti serve a evitare strumentalizzazioni delle proteste che stanno attraversando l’Italia. Era dal 2008 che il traffico ferroviario del capoluogo ligure non veniva coinvolto dalle manifestazioni. Usb e Calp chiedono rassicurazioni, in particolare sulle condizioni dei due genovesi sequestrati dall’esercito di Netanyahu: il sindacalista portuale Josè Nivoi e lo skipper ventiduenne Pietro Queirolo Palmas, di cui invocano il rilascio immediato.