È quando dai finestrini dei treni fermi a Genova Principe sono spuntati sbracciate e pugni chiusi, saluti inaspettati di chi a metà pomeriggio si è ritrovato bloccato dall’irruzione del secondo corteo di giornata sui binari della prima stazione della città, che si è capita «la portata — parole degli organizzatori della mobilitazione — di quello che rappresenta questa giornata».

A Genova lo sciopero generale per l’abbordaggio israeliano che ha fermato la missione della Global Sumud Flotilla davanti alle coste di Gaza ha portato in piazza quasi 50 mila persone, tre cortei distinti, un presidio permanente ai varchi portuali, lo stop alla circolazione su strade del centro, ferrovie e nodo autostradale, ma soprattutto dato una risposta alle tante domande inevitabili del caso. Quanto potrà durare, l’onda alta dell’indignazione per il massacro continuo dei civili palestinesi a Gaza? Quanto potranno pesare sulla chiamata alla partecipazione, le immancabili divisioni tutte a sinistra del fronte della protesta? Come reagirà la città, all’ennesimo giorno di disagi e manifestazioni di piazza? Chiedere per credere ai saluti di Principe, e tutti i mondi che hanno scelto di mischiarsi camminando per le strade della città: studenti e sindacati, famiglie e centri sociali, lavoratori e associazioni, anarchici e parrocchie.