“L’Italia è scesa in piazza e Genova è l’epicentro del terremoto”, si grida al microfono del presidio ai varchi portuali della città. Nella giornata dello sciopero generale per la Palestina, proclamato proprio da Genova da Usb e appoggiato da altri sindacati di base tra cui Cobas, Cub, Adl e Sgb e una lunga serie di associazioni, movimenti e realtà indipendenti (per primo il Calp, il collettivo dei lavoratori autonomi del porto, in prima fila alla protesta contro gli armamenti da anni), la protesta prende forma pezzo dopo pezzo. Nonostante l’allerta meteo e la chiusura delle scuole, si ritrovano fin dalla prima mattina in 5mila, per bloccare il varco Albertazzi, tra porto commerciale e porto passeggeri.

Genova, tra camalli e studenti migliaia in strada per Gaza

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In mattinata si aggiungono altri migliaia di studenti, arrivati in corteo dai concentramenti di scuole e Università. “Si sta mobilitando un popolo ma non basta - spiega però Riccardo Rudino, guida del Calp, tra le realtà simbolo della sollevazione - per fermare Israele serve che tutti, autorità portuali, associazioni di categoria, governi facciano quello che e stato fatto in Sudafrica per fermare l’apartheid, una lotta commerciale e economica. La Spagna ha iniziato a farlo, facciamolo anche noi”.