Hamas prende tempo sul piano di Donald Trump. E chiede un rinvio che sembra tradire la spaccatura tra i leader in esilio, più propensi ad accettare, e i capi militari (superstiti) ancora dentro la Striscia. A cominciare da Az al-Din al-Haddad, comandante delle Brigate al Qassam dopo l'uccisione per mano di Israele dei fratelli Sinwar, Yahya e Muhammed. E' affiancato da Raad Saad, capo del dipartimento operativo di Gaza che, secondo media israeliani, sarebbe oggi la figura più rilevante dell'ala militare, tra i pianificatori dell'attacco del 7 ottobre e "considerato la mente dietro la dottrina bellica di Hamas".
Soprannominato in Israele "il grande assassino" o anche "il fantasma di Hamas", Haddad, 55 anni, aveva sotto il suo comando ancora 10mila miliziani prima dell'inizio dell'operazione dell'Idf a Gaza City a metà settembre, secondo l'intelligence israeliana. Ed è soprattutto colui che ha in mano la sorte degli ostaggi. "Sono io il responsabile di tutti i rapiti a Gaza", disse a uno di loro. Il piano Trump prevede il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e morti, entro 72 ore e il disarmo delle Brigate al Qassam, due punti che Haddad non può accettare.
Liberare i rapiti tutti insieme significherebbe rinunciare all'unica merce di scambio con Israele, e il disarmo porterebbe alla fine di ogni minaccia contro il nemico e del ruolo di Hamas nella Striscia.












