Cinque proposte, cinque bottiglie, di cui la quinta è l’ultima nata, la new entry della produzione. Non stiamo parlando di vino, né di birra artigianale. Ma di una bevanda che arriva direttamente dall’orto con l’aggiunta di ricercati ingredienti e spezie rare. La bevanda è analcolica e si ottiene tramite fermentazione, ma attenzione: analcolica, in questo caso, non è sinonimo di una bibita, tutt’altro.
“Feral, il nome che abbiamo deciso di dare al nostro prodotto, significa libero, selvaggio. Un animale o una pianta addomesticati che tornano allo stato selvatico, ritornano alle origini". A parlare è Maddalena Zanoni, founder di Feral Drinks, a Mezzolombardo, nel Trentino. “Ognuno di noi, del gruppo, intendo, ha avuto il proprio momento feral, e questa è la prima domanda che rivolgiamo a ogni nostro potenziale collaboratore”.
Gli assaggi
La prima etichetta dice: N.1, barbabietola bianca, luppolo e pepe di Szechuan. Versata in un calice tulipano, di vetro sottile, il colore è giallo paglierino, ed è privo di effervescenza. Il profumo è intenso e croccante che ricorda, anche se non c’è, la mela verde. Acidulo e fresco in bocca, piace il pepato che si fa sentire nel finale.
“La nostra missione è di celebrare proprio quella cosa lì, il momento feral”, continua a dire Maddalena, gioiosamente trascinata dalla passione per questa sua creatura. “Siamo un gruppo di botanici, scienziati, sommelier e appassionati di fermentazione che condivide lo stesso grande amore per la natura. Crediamo fortemente che togliere le sovrastrutture, lasciare il percorso conosciuto verso territori inesplorati, ci aiuti a riscoprire il valore dell’essenza e che questo ci renda più liberi di sperimentare. Ecco che cos’è Feral: è sperimentazione, creatività e libertà”.







