Tutto merito di un lievito. Nello specifico, il saccharomyces cerevisiae, che consente di ottenere una birra zero alcol seguendo le tecniche di fermentazione classiche, senza invadenti processi di dealcolizzazione e senza la necessità di pastorizzare il prodotto. È seguendo questa strada che anche i più convinti mastri birrai artigianali potrebbero aprire le porte al mondo delle birre analcoliche. Ne è convinto Teo Musso, il padre della birra artigianale italiana con il suo Baladin, che da Biella, ospite a Bolle di Malto, svela: «Se dieci anni fa mi avessero chiesto di fare una no alcol, avrei alzato le spalle e detto seccamente di no. Invece oggi sono pronto a scommettere che in poco tempo le analcoliche raggiungeranno l’8-10% del consumo nazionale di birra, contro il 2,5% attuale. E i birrai artigianali potranno ancora una volta fare la differenza, dando un profilo più interessante e complesso rispetto ai prodotti sfornati dall’industria. Noi siamo riusciti a tirar fuori birre stupefacenti, dove non ti accorgi neppure dell’assenza di alcol».

Teo Musso si riferisce alla gamma Botanic, una linea di tre birre naturalmente analcoliche presentata a inizio anno, con un basso contenuto calorico e caratterizzate dall’uso di estratto di passiflora e di botaniche aromatiche per caratterizzarne il sapore: c’è la Blonde con oli essenziali di cannabis sativa, la Blanche con oli essenziali di camomilla e la IPA color oro ramato con oli essenziali di agrumi. Ma anche i severi monaci del birrificio La Trappe di Berkel-Enschot, nei Paesi Bassi, hanno trasgredito la regola e già alcuni anni fa hanno presentato Nillis, la prima birra trappista analcolica al mondo.