«La mia voce è un dono e voglio farci più cose possibili». Roberto Alagna, classe 1963, è l’instancabile tenore che da quarant’anni calca i palcoscenici più importanti della lirica, e non solo. Dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York la sua voce morbida e limpida affascina il pubblico di tutto il mondo, tra ruoli di primo piano, grandi registi e direttori, una discografia sterminata e molti concerti di musica tradizionale e popolare. A distanza di vent’anni, Alagna torna al Teatro Regio per il ruolo di Paolo il Bello, nelle recite del 10, 12 e 14 ottobre. Maestro, chi è per lei Paolo, e come se lo sente addosso? «Forse sono un po’ in là con gli anni per fare questo personaggio, ma l’amore è eterno. Paolo il Bello è come Tristano, Romeo o Lancelot dal “Le roi Arthus” di Chausson. Si continuano l’uno con l’altro, nobili nei sentimenti, nel modo di vivere e pensare. Non hanno una grande evoluzione interiore, ma possiedono una bellezza estrema. E poi il testo. Ricordi ha tratto dalla pièce di D’Annunzio un libretto che, tra quelli che ho cantato, è tra i più belli in assoluto». Lei ha già vestito i panni di Paolo nel 2011. Ha notato differenze nel ruolo rispetto ad allora? «La differenza è tutta nell’età. Vedo la vita in un altro modo. Quindici anni fa leggevo la storia con gli occhi di un romantico, oggi in maniera drammatica. Percepisco la sofferenza di questi personaggi e capisco meglio i loro sentimenti. L’opera lirica è l’eco della nostra vita». Ha compiuto sessantadue anni. Come sente la sua voce? «Sono fortunato a potermi ancora esibire, sapendo che i direttori dei teatri si fidano di me. Quando mi hanno proposto “Francesca da Rimini” avevo le mie riserve, ma siamo andati avanti lo stesso. La mia voce non è facile da gestire, ma penso al canto giorno e notte. Non solo a quello lirico. Mi piace molto la musica leggera e quella tradizionale. Ora sto persino componendo una pièce di teatro musicale su Caruso».