Roberto Alagna è l’antidivo per eccellenza. Tra i più grandi tenori al mondo, non ha atteggiamenti da star, sorride, è disponibile con tutti e, in un pomeriggio d’autunno, decide di godersi con La Stampa il caffè all’aperto sotto i raggi del tiepido sole a due passi dalla Mole. Niente sciarpe di seta per coprirsi la gola, né timori del colpo d’aria. In questi giorni sta provando Francesca da Rimini, titolo di cui è protagonista e con il quale venerdì si inaugura la stagione del Regio. Sul podio di Orchestra e Coro del Teatro salirà Andrea Battistoni, nel nuovo allestimento firmato da Andrea Bernard. Maestro, manca da Torino da molto, come l’ha trovata?«Sono oltre 20 anni che non ci torno ed è sempre meravigliosa, in più me la sto assaporando appieno. Ora sono cittadino del mondo e amo viaggiare, ma un tempo non era così. Sono rimasto vedovo a 29 anni con una figlia piccola e per tanto, anche se mi trovavo in posti fantastici, non riuscivo a vedere nulla, ero accecato dal pensiero di saperla sola, senza mamma. Quando è diventata grande, mi sono reso conto della bellezza delle cose che avevo intorno e oggi mi godo ogni singolo minuto». Quando ha scoperto il talento per il canto?«In realtà non l’ho mai capito, nemmeno ora. Ho cominciato a 14 anni con la musica leggera, passando allo studio del melodramma a 17, a 20 il debutto nella prima opera. Per me non è mai stato un lavoro, io canto per sentirmi bene».