Dieci ore di cortei. Poi l’onda pro Pal va all’assalto di quello che Torino considera «il simbolo» che parla al futuro. Le Ogr. Ovvero le ex officine grandi riparazioni, trasformate nel tempio della tecnologia e dell’arte, il collegamento verso il futuro che dialoga con la Tate modern di Londra e «Mind The Bridge» della Silicon valley. E che da giorni accoglie il meglio degli innovatori tech. Oggi è annunciata la presenza delle startup di mezzo mondo. Sui palchi sono attesi Jeff Bezos e Ursula von der Leyen. Alle 20 e 30, quando sono più di ventimila le persone che marciano in città, l’ala più dura va all’assalto delle Ogr. Scavalcano i cancelli, sfondano una porta e sono dentro.
Torino, ecco le immagini girate dentro le Ogr: gli attivisti nella sede di Italian Tech Week
Non c’è nessuno a difendere il laboratorio che progetta il futuro della città e forse anche del Paese. E quelli con il viso nascosto da fazzoletti, sciarpe e kefieh entrano di corsa. Fumogeni colorati nei corridoi. Poi l’assalto alle sale. Sedie rovesciate. Monitor sfondati. Qualche scritta. Una, l’ennesima, contro la premier: «Meloni complice». Sottinteso «del genocidio a Gaza». Ecco, tutto ciò che accade qui dentro è una ferita alla città. «Una lamata al cuore» dice qualcuno quando si saprà dell’assalto. Chi protesta resta dentro una ventina di minuti, forse anche meno, poi arriva la polizia a respingerli. I cento ragazzi che hanno invaso se ne vanno. Non ci sono scontri. Non c’è animosità. Escono con calma tra cori e qualche insulto agli uomini in divisa. Sfilano accanto agli addetti alle pulizie che li guardano come se avessero incrociato dei marziani. Per primi se ne vanno i ragazzi con i visi travisati. Gli stessi, forse, dell’assalto dell’altra notte alla stazione di Porta Nuova. Poi tutti gli altri: studenti, collettivi, sindacati, associazioni, qualche famiglia, gente comune.









