Corso Francia e via Pietro Cossa bloccati, la fermata della metro Marche chiusa e la scritta “Torino non si arruola” tracciata con la vernice gialla e verde al centro di piazza Massaua: sono le prime conseguenze del presidio organizzato dal coordinamento Torino per Gaza in concomitanza con lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di base, tra cui Cub e Si Cobas. Un centinaio di attivisti si sono riuniti in piazza Massaua, a Torino, a partire dalle 8 di questa mattina, e in questi minuti sono partiti in corteo verso il centro città con in testa striscioni, fumogeni e bandiere della Palestina: “È uno sciopero sui posti di lavoro ma è anche uno sciopero sociale. Questa città è coinvolta pesantemente nell’economia di guerra”, spiegano gli organizzatori.
Il presidio è stato organizzato a meno di un chilometro dallo stabilimento torinese di Leonardo e di altre aziende accusate di partecipare alla produzione bellica: “Siamo qui per denunciare la creazione di questa cittadella dell’aerospazio e l’ampliamento della produzione di guerra, in cui la città non si riconosce assolutamente. Sono necessari tutt’altri investimenti, anche per rispondere alla disoccupazione che arriverà dalla crisi dell’automotive. Servono servizi e un piano anche da un punto di vista economico e lavorativo”.











