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Alessandro Sala

Nella Giornata mondiale dedicata ai capi allevati, le associazioni fanno il punto sui ritardi. «Ma molti Comuni sostengono la Pdl». Anche Jane Goodall, morta ieri, era in prima fila nella campagna contro gli animali allevati in gabbia

La voglia di combattere per gli animali non l'ha mai persa. Lo ha dimostrato in tante occasioni. E lo ha fatto anche due anni fa, schierandosi con altri 140 tra scienziati e personalità del mondo accademico e della divulgazione scientifica contro gli allevamenti di animali nelle gabbie. Jane Goodall, che è morta ieri all'età di 91 anni, nella sua vita aveva sposato molte cause. E oggi, in quella che nasceva come la Giornata mondiale degli animali da fattoria ma che è diventata ormai la Giornata degli animali negli allevamenti, il suo sostegno alle campagne per un migliore benessere dei capi destinati al macello continua ad avere un forte peso e significato. Quell'iniziativa, che denunciava le condizioni di «vita miserabile» che vivono gli animali costretti nelle gabbie e che sosteneva la campagna «End the cage age», promossa da 170 associazioni e sostenuta dalle firme di 1 milione e 400 mila cittadini di tutti gli stati Ue, non ha perso di attualità, anche perché da allora non è cambiato nulla, malgrado i tanti buoni propositi espressi dai vertici delle istituzioni europee. Ma la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, che nella passata legislatura era fortemente impegnata nel Green Deal Europeo e in percorsi di riconversione dell'agricoltura come la strategia Farm to Fork, sembra avere riposto la questione sul fondo del cassetto delle priorità. Lo spostamento verso destra degli equilibri politici ha di fatto messo la sordina ai temi della sostenibilità ambientale, che fino a un paio d'anni fa sembravano dominare il dibattito.