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Ultimo aggiornamento: 9:56

di Simone Montuschi, presidente di Essere Animali

Mancano pochi giorni alla Pasqua e per molti italiani e italiane il pranzo terminerà con uno dei dolci simbolo di questa festività: la colomba. Nel nostro Paese però è difficile sapere se le uova utilizzate in questi prodotti provengano o meno da allevamenti in cui le galline sono allevate in gabbia: a differenza delle uova fresche infatti, per i prodotti trasformati non è obbligatoria l’indicazione in etichetta. Per far fronte a questo vuoto informativo, Essere Animali ha deciso di analizzare le comunicazioni dei maggiori produttori di colombe disponibili pubblicamente e di fornire una panoramica su chi ha già smesso di impiegare uova in gabbia, chi si è posto questo obiettivo per il futuro e chi invece non ha ancora assunto nessun impegno pubblico.

Da quanto emerge dal report che prende in analisi otto grandi aziende italiane, ad aver implementato politiche pubbliche che prevedono l’impiego di uova di galline allevate a terra sono: Balocco, Galup, Paluani, Tre Marie Ricorrenze e Vergani. Maina ha pubblicato un impegno a eliminare le uova di galline in gabbia entro Pasqua 2026, mentre Bauli e Melegatti sono le sole a non essersi ancora impegnate pubblicamente per tutti i loro prodotti contenenti uova, fatta eccezione per i croissant a marchio, le uniche referenze per cui fanno uso di uova da galline allevate a terra.