«Ogni volta che ci sentivamo mi chiedeva a che punto fosse la proposta di integrazione presentata al governo per la legge sugli zoo. Io le spiegavo che l’iter per l’approvazione sarebbe stato ancora lungo. Lei ci sperava tanto, ora continuerò per entrambe». Daniela De Donno, biologa, ambientalista e fondatrice del Jane Goodall institute Italia, ha un tono di voce commosso mentre ricorda l’impegno per migliorare le condizioni di vita degli scimpanzé tenuti in cattività nelle strutture italiane condiviso con Jane Goodall, primatologa e attivista morta il primo ottobre in California a 91 anni.
«Ero una giovane volontaria quando nel 1992 mi presentai a lei – racconta De Donno -. Eravamo in missione in Burundi, dove ci occupavamo di salvare e curare i cuccioli di scimpanzè vittime di un intenso traffico di bracconaggio. Prima di quel momento la conoscevo solo attraverso i libri dell’università e gli articoli del National Geographic, ma dopo averla incontrata di persona ho scoperto soprattutto la sua grande umanità. Da allora non ho mai smesso di seguirla e sostenerla, fino a fondare nel 1998 la sezione italiana dell’omonimo istituto creato da Jane nel 1977».
Un rapporto professionale, diventato con il tempo anche una solida amicizia, che a Daniela De Donno ha regalato «un’eredità inestimabile, che con il nostro istituto continueremo a condividere con tutto il mondo, puntando soprattutto ai giovani: lei riponeva ogni sua fiducia in loro, tocca a loro disegnare il futuro», ripete più volte. Tra i più grandi insegnamenti c’è l’osservazione immersiva, rispettosa e mai invadente, ovvero il principale metodo di lavoro di Jane Goodall. Uno studio sugli scimpanzé e sul rapporto tra uomo e regno animale che passava per gli occhi, per il tatto e per le emozioni, prima ancora che per i libri. Al centro di tutto l’empatia, la stessa che ha portato la primatologa e ambientalista a capire come un animale costretto in gabbia fosse trasformato in una versione umiliata e ridotta di sé stesso. Da qui la costante del suo impegno, un imperativo morale: cambiare quella situazione.










