di
Ruggiero Corcella
Intervista con il direttore del programma di trapianto renale del Massachusetts General Hospital di Boston, di origini italiane. La sua equipe ha effettuato tre trapianti di rene geneticamente modificato di origine suina. Il secondo dei pazienti, Tim Andrews, trapiantato a gennaio, è diventato il ricevente più longevo al mondo di un organo ingegnerizzato
Ginevra- È nato in Brasile, ma le radici affondano nelle colline piemontesi, a Castagnole delle Lanze in provincia di Asti. «Terra di buon vino», sorride Leonardo V. Riella, 45 anni, oggi direttore del programma di trapianto renale del Massachusetts General Hospital di Boston. Intervenuto al 18o Congresso internazionale dell'International xenotransplantation association (Ixa), che si concluderà domani, Riella racconta con orgoglio questo legame: «I miei nonni erano piemontesi. Ogni volta che torno in Italia, mi sento a casa».
Dopo la laurea in Medicina in Brasile, Riella ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti: specializzazione in Nefrologia e trapianto, un dottorato di ricerca di cinque anni in immunologia, e poi una carriera che lo ha portato a diventare uno dei massimi esperti al mondo nel campo dei trapianti. Oggi segue circa 250 pazienti, coordina un laboratorio con una ventina di giovani ricercatori e continua a unire ricerca di base e attività clinica. «La mia passione è la medicina traslazionale: capire come funziona il sistema immunitario e trasformare queste conoscenze in cure concrete per i pazienti».







