di
Ruggiero Corcella
Negli ultimi cinque anni, il trapianto sull’uomo di organi creati da maiali geneticamente modificati ha raggiunto risultati mai visti prima. Intervista a Muhammad Mohiuddin, Wayne Hawthorne e Jay Fishman tre fra i più titolati esperti mondiali e membri del Comitato esecutivo dell’International xenotransplantation association (Ixa)
Dopo cuore, reni e fegato, per la prima volta è stato trapiantato un polmone di maiale geneticamente modificato in un essere umano in morte cerebrale. L’intervento è stato effettuato in Cina, dall’equipe del professor He Jianxing all’Università medica di Guangzhou. Il tessuto polmonare è rimasto vivo per nove giorni dopo il trapianto, nonostante i primi segni di infiammazione, come riportato dai ricercatori il 25 agosto su Nature Medicine. Quella cinese è soltanto l’ultima tappa della «rivoluzione» in atto nella ricerca sugli xenotrapianti , che da cinque anni in qua ha avuto un’accelerazione senza precedenti.
Sia ben chiaro: il trapianto di organi da donatore umano resta la prima e, per ora, l’unica terapia davvero efficace per i pazienti in lista d’attesa di un intervento che salva la vita. Ma quest’anno c’è stata una svolta epocale: l’americana Food and drug administration ha autorizzato la sperimentazione al trapianto di reni di maiale ingegnerizzati su 9 pazienti, in due trial clinici. In base ai risultati, si deciderà se possano essere estesi ad un massimo di 80 persone. Fino ad allora, negli Usa gli xenotrapianti di organi di maiale erano stati approvati solo nell’ambito del programma per uso compassionevole. Usa e Cina sono le due nazioni più avanzate nel settore. Si apre dunque una nuova era e per questo la comunità scientifica chiede una regolamentazione. Prima fra tutti l’International xenotransplantation association (Ixa) che, nel suo ultimo position paper, parla di progressi tecnicamente impressionanti in questo campo e invoca procedure ben definite, trasparenza e un approccio etico a tutta la materia.






