Marco Baroni rischierà di odiare la Lazio due volte (sportivamente parlando, non si creino fraintendimenti). Perché l’anno che si è chiuso con il divorzio dal club di Lotito è stato sì di alti, ma anche di bassi. O la separazione non si sarebbe consumata. Ma la partita che si giocherà sabato prossimo, tra il ‘suo’ Torino e proprio la Lazio, a Roma, rischia di sancire anche la fine del suo percorso in granata. Breve, brevissimo. E per ora tutt’altro che positivo.

Non è tanto una questione di classifica, che dopo 5 giornate lascia sempre un po’ il tempo che trova, ma di interpretazione della gara e di altri numeri che, invece, preoccupano parecchio. Primo dato: i gol segnati. Sono solo due. E un reparto che vanta Simeone, Zapata (non ancora del tutto recuperato post infortunio al crociato), Adams (che non convince l’allenatore, si vedano le panchine), oltre a tutti gli esterni e trequartisti di livello come Vlasic e Ngonge, più altre scommesse, non può avere una vena realizzativa così bassa. Secondo dato: i gol subiti. Dieci. Tantissimi. E pesa molto quel 5-0 all’esordio contro l’Inter.

Poi, la sensazione: la squadra, composta da giocatori comunque di una certa esperienza anche internazionale (si pensi all’arrivo di Asllani dall’Inter proprio all’ultimo giorno di mercato) faccia fatica ad avere personalità. O non avrebbe perso in maniera abbastanza rocambolesca contro un Parma che sembra un vero e proprio cantiere aperto. O non avrebbe faticato in Coppa Italia contro un Modena abbordabilissimo o un Pisa che Gilardino, per questioni di turnover, aveva farcito di giovanissimi (tra cui anche il figlio di Gianluigi Buffon, Louis Thomas, di professione attaccante). La situazione non è buona, delle primissime valutazioni sul futuro dell’allenatore sono in corso, nonostante le smentite di rito dei dirigenti granata che vogliono provare a preservare la tranquillità del gruppo a una partita dalla sosta per le nazionali.