Dopo un inizio da bollino rosso, a Parma inizia un nuovo campionato per il Torino che finora ha affrontato Inter, Fiorentina, Roma e Atalanta: sarà la prima sfida contro un gruppo «normale». Così la tappa del Tardini è da sfruttare per migliorare il gusto di una squadra finora intrappolata da un’estate difficile e da un inizio di stagione con tanti segnali preoccupanti. Dal passaggio del turno in Coppa Italia, dopo aver battuto il Pisa, però può arrivare nuova energia. «È importante contro il Parma, lo sono tutte – le parole dell’allenatore del Torino –. Non esistono partite facili, loro sono una buonissima squadra che merita più punti. Sarà una sfida molto difficile, ci stiamo preparando bene. Ma dobbiamo crescere sotto tutti gli aspetti, anche mentale, ci vuole maggior convinzione. In alcuni frangenti vicino all’area avversaria c’è troppa frenesia, e qualche personalismo. Togliamoli, il Toro deve lavorare di squadra». Dopo due mesi Baroni deve ancora scoprire il valore di una rosa che ha cominciato la preparazione in un modo e poi a metà strada ha imboccato un’altra direzione. Per ora un sentiero. A Parma come giocherà il Toro? «Non amo cambiare o variare – dice –, ma ci sono dei momenti in cui l’aspetto principale è trovare equilibri e compattezza, bisogna partire da qui. Non vorrei tornare a parlare del ritiro, ma abbiamo cominciato con Sanabria, Cacciamani e Gabellini, poi qualcuno è andato via e qualcun altro è arrivato. Noi abbiamo cambiato per affrontare alcune squadre. In questo momento cerco il temperamento e l’energia, il sistema di gioco è secondario». È un Torino agli albori, anche se la stagione è cominciata da quasi tre mesi. Il primo passo è compattare l’ambiente, far crescere l’entusiasmo. «Mi nutro di energia ed entusiasmo – dice il tecnico –, se un giorno non lo sento più, allora cambio lavoro. Il motore della squadra deve essere l’entusiasmo. Stiamo cercando una linea, è chiaro che a volte ci sono cadute. La vita mette di fronte difficoltà, che possono diventare opportunità». Non sembra questa per ora la strada di Anjorin, il primo acquisto della nuova stagione e il meno utilizzato finora: adesso per lui anche un problema fisico che lascia con il fiato sospeso. «Anjorin si è fermato per una fascite plantare, deve fare una risonanza, dobbiamo valutarlo», rivela il tecnico. Che però recupera Maripan, Ilic e forse Masina, atteso oggi dal primo allenamento con i compagni dopo due settimane. Il suo rientro darebbe più garanzie a Baroni per continuare a giocare a tre in difesa. «La linea a tre è una soluzione in questo momento di opportunità, ma non è quella definitiva – avvisa –, la squadra è stata pensata per il 4-3-3 e ci tornerà presto, ma all’interno di una partita aggressiva e di energia, di dinamicità. Altrimenti quel sistema lo puoi buttare via». Tra i più attesi al Tardini Casadei e Ngonge, entrambi partiti dalla panchina contro l’Atalanta: sono stati decisivi per il successo in Coppa Italia sul Pisa. «Casadei è il futuro, ma è alla 19ª partita in Serie A – avverte l’allenatore –, negli allenamenti ha già dimenticato il passato, vedo disponibilità e dedizione, si sta costruendo un futuro importante. Da Ngonge mi aspetto molto di più. Gineitis? Dopo la nazionale è stato fermo alcuni giorni, mi piace perché ha energia».