Due occhi seducenti, sormontati da grandi sopracciglia, questo è il logo. Sotto, la scritta “Occhi Spaccanti”. Un marchio di fabbrica, pensato per vendere occhiali. La frase, pronunciata via WhatsApp da Raoul Bova all’amante Martina Ceretti, diventa così un nuovo terreno di battaglia per l’attore romano, già impegnato su più fronti per difendersi dallo scandalo che, durante l’estate, ha travolto la sua vita.

La novità è che Bova avrebbe un concorrente, Gabriele Picco, scrittore bresciano di 51 anni, intenzionato ad utilizzare il marchio “Occhi Spaccanti”, corredato da un disegno stilizzato, ma con una finalità diversa da quella dell’attore. L’obiettivo sarebbe infatti quello di farne un business, utilizzandolo per vendere occhiali.

Non la stessa motivazione che, a inizio agosto, aveva spinto Bova, insieme ai suoi legali Anna Maria Bernardini De Pace e David Leggi, a registrare la frase all’Ufficio Brevetti, con l’intento di tutelarsi dalla diffusione indiscriminata che quella battuta aveva avuto soprattutto sul web.

Migliaia i meme nati e diventati virali, perfino Ryanair l’aveva usata in una pubblicità per promuovere le proprie offerte; lo stesso avevano fatto il Napoli e il Torino. Tutti, poi, erano stati citati in un ricorso al Garante della Privacy da parte di Bova, che chiedeva la rimozione di audio e riferimenti di ogni tipo. In questa prospettiva, l’attore aveva deciso di registrare il marchio d’impresa a sostegno della propria richiesta all’Authority.