HomeCronacaLa mattanza di Paupisi e quelle ‘famiglie-gabbia’ da cui scappare per salvarsi: “Non tutte le prigioni hanno le sbarre”Strage in famiglia, Salvatore Ocone ha ucciso la moglie e il figlio 15enne. Il figlio superstite Mario: "Quella casa era diventata un ambiente insopportabile, sono fuggito". Da “L’Anniversario” di Andrea Bajani a Marina Mander e al regista Lanthimos: gli abissi familiari in libri e filmRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 2 ottobre 2025 – "Quella casa era diventata un ambiente insopportabile, una gabbia litigiosa da cui sono scappato". Il diritto alla fuga, per salvarsi. Il senso di colpa per non avere impedito – chissà come - la tragedia. Mario Ocone, 23 anni, è il terzo figlio di una famiglia distrutta. Il maggiore, introverso per carattere e lontano per scelta. Quello che entra di sbieco nella cronaca dell’orrore quando ogni cosa è compiuta e corre in ospedale a cercare la sorella con la testa spaccata. Tutto ciò che resta è li. Mamma è morta, il fratello anche, papà ha confessato la strage.
Nella combo, la vittima Elisa Polcino (s) e il marito Salvatore Ocone
"Non sappiamo di essere prigionieri"
Il biologo, medico e filosofo francese Henri Laborit scriveva: "Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di essere prigionieri". Parlava della famiglia, la prima cellula della società, troppo spesso teatro di un repertorio da grand guignol. C’è chi capisce ma resta e sopporta. Qualcuno invece prende e va. Materiale letterario formidabile, parte della fortuna dei romanzi di Elena Ferrante viene da lì, dalle relazioni intrise di violenza, segreti, controllo emotivo.













