Sostenere il piano di Trump per la pace a Gaza. Questa essenziale dichiarazione di intenti, approvata senza voti contrari alla Camera e con un solo no al Senato, riporta un barlume di unità tra maggioranza e opposizioni in un momento di tensione altissima nelle piazze. Però, mentre continuano i feroci scambi di accuse tra destra e sinistra, anche in Aula, quando è il momento di votare, tra gli scranni dei parlamentari l'impegno ad appoggiare quella che appare come l'unica prospettiva di tregua in Medio Oriente non trova avversari.

Governo e maggioranza tendono la mano al centrosinistra: accanto alla risoluzione originaria per il riconoscimento "condizionato" della Palestina, indigeribile alle opposizioni, presentano un documento, brevissimo, solo sul piano di pace, più vicino alle sensibilità delle opposizioni: Azione lo sottoscrive; Pd, M5s e Avs si astengono; Iv e Più Europa danno il loro via libera, incassando il sì anche alle loro istanze. Il campo largo vota con alcune differenziazioni, dunque, che però non sembrano aver provocato tensioni tra le opposizioni. Tanto che il presidente Lorenzo Fontana arriva a ringraziare tutte "le forze politiche per aver saputo, pur nelle differenze, offrire un segnale di profonda responsabilità". In tutto sono cinque le risoluzioni presentate a Montecitorio: due di maggioranza, una di Pd-M5s-Avs, una di Più Europa, una di Italia viva. Quattro vengono approvate. Una respinta: è quella di dem-pentastellati e rossoverdi, che chiedeva il riconoscimento senza condizioni della Palestina e sanzioni per Israele. Pd, M5s e Avs, da parte loro, votano no alla risoluzione del centrodestra sulla Palestina e si astengono su quelle centriste. Di certo, all'indomani del fermo degli attivisti della Flotilla, nella discussione i toni restano duri.