NEW YORK. Oggi alla Casa Bianca si segnano le sorti di Gaza e del popolo palestinese, sulla falsariga della “roadmap” in 21 passaggi messa a punto dall’amministrazione americana. Almeno a sentire Donald Trump che ostenta ottimismo sul social Truth: «Abbiamo una enorme opportunità di grandezza in Medio Oriente. Tutti sono a bordo per qualcosa di speciale, per la prima volta in assoluto. Lo realizzeremo!!!». Il punto è che alla Casa Bianca è atteso Benjamin Netanyahu, reduce da un discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite stridente in diversi punti con il piano con cui il 47 esimo presidente americano vuole porre fine, in prima battuta, alla guerra tra Israele e Hamas. A guastare gli slanci ottimistici del tycoon è l’emittente pubblica israeliana Kan, che riferisce di «notevoli distanze» tra il premier israeliano e la Casa Bianca. Netanyahu si prepara del resto ad affrontare una settimana cruciale, gravato da aspettative di rilievo sia nel suo Paese sia all’estero. Washington lo incalza affinché firmi l’accordo, gli alleati più a destra della coalizione del suo governo lo avvertono delle conseguenze politiche qualora accettasse condizioni che ne minano la linea guida. Nel documento, 21 punti stilati dall’inviato speciale Usa, Steve Witkoff, e presentato martedì scorso a margine dei lavori Onu ai leader del Golfo, è previsto il cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi entro 48 ore e la liberazione di migliaia di prigionieri palestinesi. È contemplato inoltre il ritiro graduale delle Forze di difesa dalla Striscia, la creazione di un governo tecnico ad interim sotto supervisione internazionale e la guida di Tony Blair e lo smantellamento delle infrastrutture di Hamas.