di
Lorenzo Cremonesi
Tutte le fasi del blitz che l'intelligence del governo Netanyahu ha studiato nei minimi dettagli
Un’intelligence attenta sin dai Paesi e dai moli di partenza, l’utilizzo di droni e continue intercettazioni radio, la presenza costante di motovedette che pattugliano le coste del Paese, in particolare quelle verso il Sinai egiziano, e il tutto accompagnato dalla scelta di agire con la forza in mare aperto, ben lontano dunque dal limite delle 12 miglia delle acque territoriali contemplato dal Diritto internazionale: in quasi un ventennio le forze armate israeliane sono intervenute parecchie volte per fermare le flottiglie di attivisti stranieri decisi a portare aiuti e la loro solidarietà ai palestinesi chiusi nella Striscia di Gaza.Mentre scriviamo il blitz contro la Global Sumud Flotilla è ancora in corso e solo nelle prossime ore potremo avere un quadro più preciso. Ma tutto lascia credere che l’operazione segua un piano ormai già ben collaudato.Gli ordini erano chiari sin dall’inizio: le navi dei pacifisti non dovevano assolutamente raggiungere Gaza. Dunque, come avveniva già ai tempi della lotta contro gli attacchi terroristici dell’Olp negli anni Settanta, Israele non si fa problemi nel ricorrere alla violenza armata al di fuori delle sue acque territoriali. I suoi droni hanno già attaccato le navi dei pacifisti nei pressi di Tunisi e, negli ultimi giorni, delle acque greche. Ma era evidente che il convoglio non si sarebbe fermato. Dunque si ricorre ai commando a bordo delle motovedette e di velocissimi gommoni neri, coadiuvati da truppe scelte che dagli elicotteri sono pronte a calarsi sui ponti delle barche in arrivo.Nel 2008, due anni dopo la guerra in Libano, il Free Gaza Movement era riuscito a fare arrivare alcune barche sulle spiagge di Gaza. Fu così che nel 2010 venne deciso di usare il massimo della forza. Le 6 barche della Gaza Freedom Flotilla sostenuta dalle autorità turche vennero fermate dopo che erano salpate da Cipro. I commando israeliani si calarono con le cime dagli elicotteri. La maggioranza dei pacifisti si arrese subito, venne portata ad Ashdod e brevemente trattenuta, prima di essere espulsa. Ma su una barca la resistenza passiva vide alcuni attivisti reagire con bastoni e oggetti contundenti. Gli israeliani spararono alzo zero. Il bilancio fu di 10 morti e 30 feriti. Ci furono anche 10 soldati israeliani feriti, di cui uno grave. Nel 2011 le navi di una nuova flottiglia vennero boicottate mentre erano alla fonda e non poterono mai salpare. Nel 2015 un’altra flottiglia venne intercettata a 100 miglia nautiche da Gaza.Oggi sembra che la parte più importante dell’operazione israeliana sia condotta dalle motovedette. I commando muniti di visori notturni salgono con facilità sulle barche, il mare calmo e il bel tempo aiutano il blitz. Grazie ai radar e ai droni hanno idee molto precise sulla posizione del convoglio, non dovrebbe essere difficile scortarlo alla zona militare del porto di Ashdod, dove tutto è pronto per il riconoscimento dei fermati.














